Basilica Sant'Ambrogio
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CRIPTA

La grande cripta fu costruita nella seconda metà del X secolo durante i lavori di sistemazione della zona absidale della basilica. L’aspetto attuale è dovuto agli interventi del XVIII secolo promossi dal cardinale Benedetto Erba Odescalchi e da quelli ottocenteschi conseguenti la ricollocazione dei corpi di Sant’Ambrogio, San Gervasio e San Protasio, entro un vano, ricavato sotto il ciborio, è collocata, sopra un altare, l’urna d’argento con le sacre reliquie, eseguita nel 1897 da Giovanni Lo mazzi su progetto di Ippolito Marchetti.

Ambrogio, al centro, indossa i bianche paramenti pontificali, mentre i due martiri del III secolo, Gervasio e Protasio, vestono camice bianco e oro, dalmatica rossa, corona d’oro e recano un ramo di palma, simbolo del martirio.

In origine, i martiri Gervasio e Protasio giacevano nel vicino sacello dei santi Nabore e Felice (poi chiesa si san Francesco Grande, demolita nel XVIII secolo), nell’area del cimitero ad martyres.

Fu lo stesso Ambrogio, nel 386, a prelevarne i resti e a tumularli solennemente sotto l’altare della sua basilica, nell’avello rivestito di marmi pregiati che aveva preparato per sé.

Alla sua morte nel 397, il vescovo venne quindi sepolto accanto ai due martiri, in un’altra tomba.

Nel IX secolo, l’arcivescovo Angilberto II individuò e riconobbe le reliquie e le traslò in un unico sarcofago di porfido, che venne appoggiato, con mutato orientamento, sopra le due sepolture precedenti, ormai vuote. Lo stesso sarcofago fu portato alla luce nel 1864, durante approfonditi scavi intorno all’altare maggiore, e aperto l’8 agosto 1871.

Nel pavimento della cripta, una lastra iscritta ricorda anche il luogo dell’originaria sepoltura di santa Marcellina, sorella di Ambrogio, le sui spoglie, riconosciute nel 1722, furono poi traslate in una cappella della navata destra.

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